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indice

I.

II.

III.

IV.

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Guido Sperandio

SOGNO DI UNA NOTTE D'AMORE


my indie books

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Sogno di una Notte d'Amore

I.

Sera d'estate afosa, stavo seduto con un amico ai tavolini della gelateria dietro casa, e al tavolino di fianco c'erano delle deliziose ragazze. Cinguettavano, incrociavano frasi e risatine.

«Donne, donne!... Le donne si nutrono d'amore» l'amico mi sussurra. «Sono le sacerdotesse dell'amore e una donna se un amore non l'ha se lo inventa pur di portarsi a letto almeno un sogno».

Annuisco: «Mi fai venire in mente una certa Giorgia, caso esemplare».

«Una tua ex?»

«No, pura conoscenza, era anche lei una scribacchina come me... So tutto di lei, non si teneva niente. Quando l'ho incontrata era tra i trenta e i quaranta, non era come si usa dire una gran figa, però era carina. Spiritosa. Sapeva essere simpatica...»

«Aveva un uomo, immagino...»

«Peter, tetesco di Germania, ingegnere informatico. Stavano assieme da tredici anni, condividevano un piccolo appartamento in una laterale di via Monte Rosa, non di lusso ma in linea col prestigio del quartiere...»

«E dove sta la storia?»

«Peter le dava sicurezza, ma a lei non bastava. Sentiva per lui dell'affetto, ne era anzi gelosa. Lo stimava intelligente e lavoratore. Ma troppo. "A che ora vieni a cena, questa sera?" gli chiedeva e lui: "Come al solito, alle otto e mezza". Invece, come al solito, tornava alle dieci mezza-undici. "Cosa facciamo questo fine settimana?" e Peter le rispondeva che dipendeva, se doveva tornare o no in ufficio...»

Il mio amico scuote la testa, è un single incallito ai limiti della misoginia: «Le donne sono possessive devono avvolgerti in un bozzolo, devono sentirti sempre sulla pelle. E anche così non gli vai mai bene. Hanno sempre una ragione per lamentarsi o perché sei un fannullone buono a niente o troppo serio e lavoratore...».

«Il fatto è che anche lei, Giorgia, non era da meno...»

Si era trasferita a Milano da Torino con Peter, era stata chiamata da una tizia importante nel giro delle pierre, e Giorgia aveva lavorato nel suo studio salvo poi mettersi in proprio.

Ce l'aveva fatta, e alla grande, aveva messo insieme una buona clientela e adesso passava i giorni tra riunioni, montagne di brochure e pieghevoli che diligentemente compitava, a fronte di parcelle d'oro.

Giorgia era ambiziosa. Esigeva.

Aveva un alto concetto di sé.

Al momento di conoscerci, aveva tenuto a evidenziare che lei era figlia di una farmacista! Aveva aggiunto una zia inglese, nobile, presso la quale aveva trascorso lunghi periodi in Inghilterra.

Si dà il caso che il padre di Giorgia fosse un pugliese di incerte origini e la mamma farmacista era risieduta sempre a Genova, per cui non so come Giorgia potesse annoverare una zia britannica e pure nobile.

Lei non me l'ha mai detto. Né io ho osato mai appurarlo.

***

Si era negli Anni Novanta, i computer si stavano diffondendo, esordivano i primi cellulari ed era in auge il fax. Giorgia attingeva al progresso tecnologico a piene mani, tappata in casa, al computer, fax costantemente aperto, due telefoni, uno non bastandole. "Se non sei preciso e puntuale al minuto e sempre presente a seguire bizze e umori del cliente – lei asseriva -, addio bread and butter!".

«Okay- l'amico mi interrompe - , ma questo Peter...»

Stando a Giorgia, Peter non voleva legarsi più di tanto. Stando a Giorgia, la loro vita era di due amici o meglio, soci - piuttosto che di due uniti dall'amore e dal dovuto sesso.

Di Peter lei conosceva tutto, pregi e difetti. Ed era noia. Il lavoro le andava a gonfie vele, quello almeno era sistemato, ma per quanto riguardava l'amore, le mancava la grande storia, e il fatidico traguardo dei quaranta le era sempre più vicino.

Quarant'anni! e le mancava la grande storia d'amore, che coinvolge mente e sensi, che fa vibrare, di batticuori e imprevisti, notti insonni e baci ardenti e abbandoni tra forti virili braccia.

Giorgia era un fiore aperto al primo pungiglione che tramutasse il suo polline in nettare.

«Brrrr...» l'amico sussulta scosso da una gran risata, si ricompone: «Ma l'ha poi trovato il pungiglione?».

«Ricordi Ayrton Senna, il pilota di Formula 1?»

«E come no? Il brasiliano! Era considerato il più forte pilota di Formula 1 di tutti i tempi».

«Senna era appena morto nel catastrofico incidente a Imola e a Giorgia era venuta l'idea di scrivere una monografia sulla sua vita. Un editore la accetta e lei inizia a raccogliere notizie. Va a Roma, incontra il direttore della rivista «Piste e Motori», il quale l'affida a un reporter dei Servizi Speciali. Uno che sa tutto dei Grandi Premi, Franco Conti... Sui cinquant’anni, alto-alto, fisico asciutto, occhi azzurri...»

L'amico sorride malizioso: «Ma tu come fai a sapere ogni dettaglio... non è che ti diverti a inventare?».

«Macché! La ragazza passava ore al telefono a riferire all'intero mondo, precisa e maniaca del particolare, s'era fatta anche un'amica telefonica, parecchio più grande di lei, una certa Annalisa, a cui telefonava fino a cinque-sei volte al giorno! Ho passato tutto un periodo terrorizzato dall'idea di parlare con Giorgia. Ne porto ancora impressi i discorsi: aveva occhi azzurri, bellissimi! Mai visti due occhi così in vita mia! Di poche parole, essenziale, chiaro. Gentilissimo con me, ma serio e brusco, anzi direi proprio sgarbato con chi ha l’avventura di avere a che fare con lui. Mi ha stregata!»

Con Franco Conti si era poi incontrata altre volte, lui sempre disponibile e affettuoso.

Le aveva raccontato tutto dei piloti, delle gare, mostrato decine di articoli e fotografie. L'ultimo incontro: «Su, andiamo, ti accompagno alla stazione» le aveva detto. Lei doveva rientrare a Milano con l’Intercity delle 20 e 30. Non poteva perderlo. Altrimenti avrebbe dovuto pernottare a Roma e spostare gli appuntamenti del giorno dopo, inderogabili.

Franco Conti si rifiuta di chiamarle un taxi. Nonostante il via vai lì in redazione, con tutta la gente che gli mostra del materiale e aspetta ordini... Franco Conti pianta baracca e burattini, raccoglie le chiavi della macchina e la prende per mano.

Lei, sprofondata nel sedile, s'era poi accucciata su un fianco, per guardarlo meglio. E non gli aveva mai staccato gli occhi di dosso. E anche lui non mancava di girarsi, lanciarle un’occhiata e dei sorrisi, complici.

Era stato il loro ultimo incontro, di persona. I seguenti contatti erano avvenuti solo al telefono. Telefonate disinvolte, divertenti, di individui che provano simpatia l’uno per l’altra. Ma a intervalli troppo lunghi. E niente di romantico amoroso da far pensare al decollo di una storia.

Imprevista, scocca la scintilla: esaurito ogni motivo per risentirsi, Franco Conti butta là: «Ci si potrà vedere ancora qualche volta? Posso telefonare?».

Giorgia ne resta lusingata. È la conferma che lei non gli è indifferente.

Per Giorgia inizia la lunga attesa.

L'amica Annalisa viene subissata: «Dici che torna?» è il ritornello che sigla ogni telefonata.

«Massì, abbi pazienza, te l'ha detto...»

«Ma, allora, perché non chiama?»

«Devi capire, temerà una storia seria. Ha parecchi anni più di te. Soprattutto ha un lavoro infame, non gli lascia il tempo di respirare e alla sua età non può cambiare, non saprebbe che altro fare.»

Dal suo canto, Annalisa partecipa volentieri, ha del tempo, è lì in casa, e in un certo senso, ammira la tenacia di Giorgia. Vede in Giorgia una vincente, che ha sempre ottenuto dalla vita quello che voleva, ottimi voti a scuola – grande riuscita sul lavoro. Mentre Annalisa, al contrario, ha avuto un'infanzia difficile, un padre per modo di dire, praticamente assente. Anche quando c'era non la degnava di uno sguardo. Annalisa sa bene che nella vita non si può avere, è la saggia moderatrice ideale.

All'ennesimo «Dici che torna?» e «Sì, sì, torna» - Annalisa, un giorno, osa: «Ma tu, Giorgia, perché non cerchi di sapere qualcosa di più? Solo per capire cosa tu possa aspettarti... Non puoi andare avanti così... Se scoprirai che nel suo passato o presente c’è qualche cosa che lo lega e impedisce, chiudi e basta!».

Ma Giorgia rifiuta, sa solo che deve conquistarlo e che perché avvenga, punta alla notte d'amore. Basterà, è convinta, perché sia suo per sempre.

«Devo credergli» Giorgia dice. «Lo sento sincero, è inutile che io indaghi». E ricorda certe frasi di Franco: «Tu sei l’unica margheritina del mio prato», «Dovevo chiederti di venire a vivere a Roma con me» e a Roma poi, lui la chiamava La mia Bambolina.

Ma a Roma Franco le aveva anche detto: «Non posso cominciare una storia con te. Mi hanno bruciato. Hanno violentato i miei sentimenti».

Parole oscure, Annalisa aveva commentato. La moglie lo aveva tradito col migliore amico? Lui li aveva sorpresi tra le lenzuola?

Giorgia aveva glissato e non era tornata mai più sull'argomento.

Testarda, anche di fronte alle evidenze.

Annalisa s'era resa conto di non essere la consigliera unica preziosa. Ma di essere parte di una galassia di amici e conoscenti che Giorgia tartassava. A cui si appellava per sentirsi dire ciò che più le piace.

***

Passano i giorni e da Franco non arriva niente. In compenso, i rapporti con Peter si fanno incandescenti, Giorgia gli impone di andarsene, e lui se ne va.

Giorgia si compera una KA. La KA era appena uscita, faceva notizia il suo design considerato innovatore, faceva fino averla. Ma durerà poco, sostituita da una più ambiziosa BMW. Poco importa se Giorgia sta sempre lì incollata al computer e la BMW si copre di polvere in un box.

Nel frattempo, Annalisa, subissata dagli assalti di Giorgia, ha l'infelice idea di delegare una risposta agli I Ching.

Gli I Ching, l'antico libro divinatorio cinese.

Solo che la lettura degli I Ching comporta un complicato rituale: il testo, a riposo, deve essere avvolto in un telo, preferibilmente di seta, e tenuto su un ripiano abbastanza alto. Inoltre, prima del rito è d’obbligo lavarsi le mani, prostrarsi tre volte e bruciare incensi e, non meno importante, operare con le spalle rivolte a meridione.

Si dà il caso che Annalisa non sia dotata dello spirito di un monaco buddista, ma operi al telefono con Giorgia all'altro capo del filo, e lo spirito sia piuttosto di due donne pasticcione e in corsa.

Annalisa parte col lancio delle monetine e ne segue le indicazioni, individua l’esagramma e ne escono frasi misteriose. La loro decodifica può portare a mille conclusioni, Annalisa, per nulla turbata, infila una serie di discutibili elucubrazioni, Emette infine il verdetto: «Sì, Giorgia, anche gli I Ching sono a tuo favore».

II.
L'amico ordina un'altra birra, io accendo la pipa. Le ragazze al tavolo accanto adesso ammiccano e sussurrano, hanno esaurito la carica gioiosa, l'afa si fa sentire, non basta il refrigerio dei platani attorno, l'asfalto dell'intera città si sta liberando dell'arsura.

«Dura ancora molto questa storia?» mi chiede l'amico, sogghignando.

«Il bello deve ancora arrivare...»

«Urca! altro che Harmony!»

«Intanto sono passati sette mesi e dal pieno inverno si è arrivati a primavera, la ragazza, incoraggiata anche dagli I Ching, gioca la mossa!».

Riesce a sapere che Franco è al circuito di Montecarlo, risultato: Monsieur Conti est prié de se rendre au bureau de presse pour communications urgentes... il rombo dell'altoparlante piomba sulla pista.

Il dottor Conti scatta, il cuore in gola, è senz'altro per suo padre. Suo padre è appena uscito dall’ospedale, e i medici avevano assicurato Franco che poteva partire, che tutto andava per il meglio

Il dottor Conti al bureau trova un fax: grafia e firma di Giorgia. L'orgoglio di essere corteggiato si mischia alla rabbia. Col fax in mano, ritorna sui suoi passi ma: «La gara è iniziata. Mi spiace, dottore, non può entrare».

Sessione persa. Riprese sfumate. Cosa dirà ora il dottor Conti al suo giornale?

***

Decide di chiarire a quattr’occhi. E liberarsi.

Giorgia riceve la sua telefonata poco dopo, gongola, ha ottenuto ciò che voleva, è lui, è Franco! E- vero che la telefonata parte furiosa - ma il tono di Franco si intepidisce mano a mano e culmina con la promessa di vederla: «Vengo a Milano presto. Tra quindici giorni. Ho un appuntamento di lavoro. Ci vediamo al Manin».

Quindici giorni! un'eternità, e sempre che quindici restassero e non diventassero mesi!

Ma Giorgia si dice che lei doveva solo aspettare, avere pazienza, Franco avrebbe capitolato prima o poi, bastava un week-end d’amore. Le cose allora sarebbero cambiate e da quel momento avrebbe diretto lei il match.

Adesso non doveva fossilizzarsi e quantificare i giorni che un presto può significare.

Anche se un'ombra s'insinua: Franco aveva forse deciso di incontrarla per chiudere con un solenne basta? Quel fax a Montecarlo era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso?

***

La promessa di Franco è mantenuta, arriva il fatidico giorno.

La casa doveva essere in ordine, ancora più di sempre.

Non vola un granello di polvere e le cose da offrire sono pronte in frigo. Visto che giugno è un mese solitamente caldo e l’ospite salta il pasto a mezzogiorno, Giorgia ha predisposto della meringata (lei sa che gli piace tanto), gelato di frutta mista, frutti di bosco e poi, nel caso lui avesse desiderato, prima del dolce, delle tartine, qualche cremina al formaggio e dell'insalata.

Sono quasi le 11, l’ora dell'appuntamento. Giorgia dà un ultimo controllo alla coreografia ed esce di casa pressoché in punta di piedi per non violare minimamente lo scenario... cuscini e batik buttati con nonchalance su poltrona e divano, ma solo su una poltrona e un divanetto, niente di più, perché per il resto, tutto è design d'autore, dalla cucina al bagno, dai mobili alle suppellettili nascoste o esposte.

Spicca il Bang & Olufsen, fonte di ammirazione per gli ospiti e orgoglio di Giorgia.

Anche le frange del tappeto sono state accuratamente pettinate, un paio di finestre restano aperte per il dovuto cambio d'aria... Ma, attimo di crisi: cosa indossare, come vestirsi? Elegante o sportiva?

Un abito troppo elegante, no – non è la prima volta che si vedono, meglio il vestito blu con piccoli pois ecru e senza maniche, arrivato giusto ieri dalla tintoria.

La giacca bianca di seta che cade a pennello e slancia, coprirà le spalle all’occorrenza, perché non si sa mai con l’aria condizionata degli alberghi.

Completa un foularino al collo, la griffe non può mancare.

Del resto, è così che lei va vestita dai clienti, Giorgia si dice. Si dimentica di essere semplicemente una donna che va ad un convegno che dovrebbe essere d'amore.

Il taxi la scodella al Manin, lei tira un paio di respiri profondi, spinge la porta a vetri, si inoltra nella hall. Ed eccolo, Franco!

Pallido, abbandonato su una poltrona, una mano sullo stomaco, l'aria sofferente: «Sto male...» Pausa. «Proprio male».

Vuoi vedere che si inventa mali da morire pur di sbarazzarsi di me ed evitarmi?, pensa Giorgia. Ma la voce di Franco non pare neanche sua, Giorgia si convince che lui sta proprio male, estrae un buscopan dalla borsetta di vernice (minuscola ma a rovesciarla ne uscirebbe un assortimento da bazar...)

Nemmeno iniziato, finisce praticamente così il loro incontro. In un... bicchier d'acqua. Per deglutire il buscopan.

Giorgia biascica la prima banalità che le viene in mente: «Offerto dalla casa».

Franco non vede l'ora di lasciare Milano, Giorgia lo segue alla macchina, e nemmeno il bacio che lui tenta di darle, va a buon fine.

Lui la sorprende mentre lei gira la testa e i loro visi non si incontrano.

***

«Annalisa, sai cosa non riesco a perdonarmi?... di non aver creduto che lui stesse male, è grave, capisci? significa che non ho fiducia in lui».

Riprende il tormentone telefonico. E Annalisa daccapo a far da controcanto: «Non è che ti abbia dato molti motivi per averne, di fiducia! Ricordo solo che con te si è sempre rimangiato la parola».

«E non l’ho neppure obbligato ad andare a un pronto soccorso. Ce l’avrei dovuto portare io di forza, mi sarei dovuta imporre. Anche a Roma poi, avrei dovuto accompagnarlo. Invece gli ho fatto fare quel viaggio da solo. In quelle condizioni!... Che se si sente male o gli capita un incidente in autostrada mi resta il rimorso per una vita!».

«Ti sei persa diverse ore di finalmente soli, questo sì. Avresti avuto modo di capire quale svolta prendere. Sai, Giorgia, ti dò un consiglio spassionato, da amica. Non aspettarlo in eterno... Ne va della tua salute fisica e mentale».

Le parole di Annalisa cadono nel vuoto, come sempre, danno il via anzi a una specie di monologo: «Ma non mi sarei fermata a Roma, sai. Sarei tornata subito, in treno. Gli avrei dimostrato di non essere una donnicciola. Mi avrebbe apprezzata, lo so ... (pausa)... Ma, mi domando, mi piace veramente? Era così pallido! Con quell’aspetto cadaverico!... (pausa)... Come va in giro conciato! Quell’orribile camicia a quadri rossa e blu! Dove l’avrà pescata? È senz’altro un fondo di magazzino! Quando questa storia prenderà quota, gli farò rinnovare il guardaroba. L’ho fatto anche con Peter. E Peter è considerato da tutti molto elegante... (pausa) ...Ma io? Come gli sarò sembrata? Ero proprio impacciata. Un robot. Anche la camminata era innaturale, accidenti ai tacchi alti! Perché li ho messi? Certo, rispetto a lui sono bassotta di statura. Ma so che non riesco a camminarci sopra! Dovevo immaginarlo. E’ chiaro che gli ho fatto cattiva impressione! Avessi messo jeans e maglietta! Gli sarò sembrata una modella principiante, uscita da un giornaletto di moda di quarta categoria... (pausa)... Non posso perdere un uomo come lui e lui non può perdere una donna come me».

***

Non bastassero Annalisa e la galassia di amici e conoscenti, Giorgia si rivolge a una psicologa.

La psicologa ha più o meno l'età di Giorgia ed è afflitta pure lei da problemi amorosi. Di altra natura, ma ugualmente pesanti.

Cresciuta professionalmente in America, si è laureata alla Chestnut School, usa tecniche all’avanguardia e vanta un curriculum che è una garanzia.

Giorgia va agli incontri e piange e si fa consolare e torna a casa distrutta, con un bagaglio di pensieri e ossessioni in più da ruminare.

È una caso disperato anche per la psicologa laureata alla Chestnut School che passa dalle parole agli psicofarmaci. La paziente è giudicata grave, guai a perdere tempo.

III.
L'amico ha finito la terza birra, le ragazze del tavolino accanto se ne sono andate da un pezzo, e siamo restati unici avventori. La padrona della gelateria è un'amica, ne frequento il locale da anni e mi occorre poco per intuire che non vede l'ora di andarsene a dormire.

Il ragazzo che l'aiuta ha incominciato a spegnere le luci, e di tutta la folle e greve storia di Giorgia e della sua ossessione e sete d'amore, ne ho raccontato sì e no solo una parte.

«A questo punto però devi dirmi come va a finire» insorge l'amico che un'ennesima birra se la scolerebbe volentieri.

«Okay, ti bastino le storiche parole che Giorgia disse di ritorno da Budapest, dove aveva consumato finalmente la sospirata notte d'amore...»

«Ollalà...»

«La mattina dopo Giorgia telefona ad Annalisa: "Sono venuta a Budapest a farmi scopare da uno stronzo".»



IV.

Lasciamo la gelateria, accompagno l'amico alla macchina e continuo con la storia di Giorgia: «Dopo la notte di Budapest, Giorgia torna imperterrita col tormentone delle telefonate ad Annalisa e al mondo, fino al giorno in cui dichiara: "Non ce la faccio a conquistare quell’uomo. Anche Peter non mi capisce, non mi è vicino. Non mi sostiene più. Non mi resta che il suicidio". A parte la pretesa di Giorgia di avere del sostegno proprio dall'uomo, Peter, che lei ha tradito, non solo, ma anche ripudiato e scacciato di casa - la novità è che ora Giorgia parla di suicidio... Suicidio!».

Lì per lì, Annalisa la giudica una battuta, un modo come un altro per Giorgia di rendersi protagonista, di non mollare la ribalta. Senonché Giorgia sparisce: il telefono di Annalisa resta muto.

Annalisa si preoccupa.

Convince un medico (riluttante) ad accompagnarla da Giorgia, Annalisa immagina di dover salvare un'amica boccheggiante, attaccata alla canna del gas. E invece scopre una donna serena e tranquilla, avvolta nel profumo di un succulento minestrone pronto in tavola.

Giorgia, piccata, la giudica una grave violazione della propria privacy e rompe con Annalisa.

Combinazione, cambia anche il mio giro di lavoro e cambiano i rapporti. Persi i contatti, di Giorgia ho solo notizie frammentarie. Sufficienti per sapere che Giorgia s'era ridotta a cercare in Internet siti specializzati in incontri di anime gemelle. Anche il lavoro aveva incominciato a calarle e Giorgia, infine, aveva messo in atto un effettivo e reale tentativo di suicidio, sventato da un'amica che aveva chiamato la Polizia, con scandalo del condominio.

Giorgia me l'ero ormai dimenticata, quando, per caso, incontrai una sua vicina di casa, da me conosciuta, a suo tempo. Le chiesi di Giorgia e la vicina, stupita: «Non lo sa?...». Era seguito un lungo silenzio, che la vicina aveva concluso: «Giorgia... l'hanno trovata in casa, morta, si è uccisa".

***

Il mio amico scuote la testa: «Si usa dire le ragioni del cuore, ed è una contraddizione in termini. Ragione e cuore non si conciliano... la storia di Giorgia lo dimostra».

«Già!», annuisco.

Come non essere d'accordo?

FINE





Vieni a trovarmi: guidosperandio - a presto!


...1936 Odiug!






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